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Fornace

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testimonianza di Paolo

(un fornacino)

Per preparare i mattoni veniva impiegata dell’argilla non troppo argillosa in cui vi fosse anche della sabbia. L’argilla veniva cavata in autunno e inverno e messa a riposo nell’aia per la primavera, l’aia era uno spiazzo di terreno molto liscio e sabbioso in modo che l’argilla non si attaccasse.

Il paltino (colui che preparava i mattoni) si alzava all’alba e vicino all’aia preparava con la zappa e l’acqua un impasto che veniva portato sull’aia dove veniva messo a filone pronto per essere messo negli stampi e i mattoni ricavati messi ad asciugare disposti a griglia sotto le gambette in modo che l’aria circolasse.

Una volta asciugate le lote (i mattoni non ancora cotti) venivano posti sotto i porticati in attesa della cottura che avveniva in primavera ed estate.

Le lote venivano accatastate nei forni, siccome la fornace era ovale tutti forni venivano riempiti con i mattoni disposti ad alveare.

Una volta riempiti i forni si passava alla fase di cottura: bisognava tener acceso per 2 giorni il fuoco ai piedi della ciminiera per aiutare il tiraggio, scaldata la ciminiera e creato il braciere ai suoi piedi, tramite valvole di aspirazione il fuoco veniva risucchiato nei forni dove i primi mattoni venivano riscaldati dal fuoco della ciminiera, sulla volta dei forni esistono delle bocchette per l’alimentazione del fuoco e da qui veniva introdotto con una paletta il carbone che “saltellava” tra un mattone e l’altro.

Prima si cuocevano i mattoni che erano in un lato della fornace poi il fuoco dopo aver oltrepassato la curva sulla testata dei forni proseguiva la sua corsa per cuocere i mattoni dall’altro lato.

Nella parte in cui i mattoni erano appena stati cotti e si stavano raffreddando venivano aperte le porte sui lati ed entravano i lavoratori con le carriole per prelevarli e avevano i guanti di para perché i mattoni essendo sabbiati tagliavano le mani come se fossero vetri rotti in questa fase il fuoco è dall’altra parte e bisognava fare in fretta a mettere altri mattoni crudi prima che il fuoco tornasse così il ciclo è continuo.

Il fuochista doveva essere abilissimo a capire quando i mattoni erano cotti al punto giusto perché il rischio era che colassero creando grossi blocchi ormai inservibili, per controllare apriva le bocchette, guardava il colore che, se i mattoni erano cotti, si schiariva, in caso contrario introduceva altre palate di carbone che era l’antracite in pezzatura grande arrivava coi treni in stazione, prelevato coi cavalli e portato in fornace. Arrivato lì veniva macinato e portato sulla fornace con il montacarichi e messo in appositi cassoni.