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Storia della Fornace

Alterne vicende hanno segnato la storia della Fornace di Corno Giovine, garantendone la sopravvivenza fino ai nostri giorni.

Anche se non si conosce la data precisa, la Fornace fu edificata verso la fine dell'Ottocento.

L'arrivo a Corno Giovine di don Luigi Savarè, per svolgervi l'incarico di coadiutore, nei primi giorni di luglio del 1903, può ben dirsi "un dono della Provvidenza".

Don Luigi, appena giunto, si mise alla guida dell'impegno sociale dei cattolici, preoccupato grandemente delle tristissime condizioni in cui viveva il mondo contadino che, a Corno Giovine, rappresentava la stragrande maggioranza dei 2.000 abitanti di quel tempo. Condizioni tanto difficili da avere in Municipio, oltre al normale "Elenco dei Poveri" un secondo "Elenco dei Miserabili" comprendente oltre 500 cittadini. In una situazione siffatta la prospettiva per i giovani rimaneva soltanto la via della emigrazione, - una quarantina ne risultarono partiti nel 1900! - mentre per i vecchi la soluzione era togliersi di mezzo andando ad affogarsi nel "tombone", un punto molto pericoloso del Canal Tosi, per evitare almeno di essere di peso alle scarse risorse economiche delle famiglie da destinare soprattutto ai bambini. Per questo una delle più grandi sfide affrontate e vinte da don Luigi durante la sua permanenza a Corno Giovine fu quella di rimettere in funzione la Fornace.

Quella preesistente era, infatti, fallita all'inizio del secolo. Seguendo i consigli tecnici dell'ing. Cesare Pedrazzini, don Luigi conobbe la novità del sistema tedesco "Hoffmann": la difficoltà era, tuttavia, nel reperire i fondi necessari. Egli si appellò, dunque, alla comprensione ed alla generosità della Curia Vescovile.

A parte il sostegno del Vescovo e di altri sacerdoti e laici in paese, la maggior parte dei fondi per comprare l'area su cui sorgeva la vecchia fornace ed erigerne una nuova gli furono forniti, sotto forma di prestito, dal Piccolo Credito di S. Alberto, grazie ai buoni uffici del Presidente, don Luigi Cazzamali, più volte in visita a Corno Giovine.

In tal modo almeno 150 operai trovarono un lavoro retribuito e, detratte le spese per il rimborso del prestito, gli utili di gestione affluivano al fondo comune di cronicità e vecchiaia, chiamato "Cassa Familiare Operaia", definita "propaggine della Società Operaia locale che ha per scopo di favorire in tutti i modi il piccolo risparmio tra gli operai. Riceve depositi persino di cent. 25 per i fanciulli e di cent. 50 per gli adulti. Avvezzare i ragazzi al risparmio, sviluppare nei giovani e nei padri di famiglia è provvido pensiero. Li tenete lontani dalle ubriachezze, dai bagordi e conservate a loro un peculio che in certe occasioni è vera manna. La cassa ha depositato il suo capitale al Piccolo Credito che le accordò un interesse di favore."

Ai primi di aprile del 1909 don Luigi Savaré lasciò Corno Giovine, perché il Vescovo lo ritenne necessario per un più vasto campo operativo proprio nella città di Lodi.
La sua opera nel capoluogo diocesano è ben conosciuta e descritta in numerosi libri tra cui Ubbidientissimo servo di don Gabriele Bernardelli pubblicato nel 2005, Edizioni Paoline, 344 pagine.

In paese, però, venne a mancare il coltivatore che curava la piantina. Il parroco era vecchio e da anni malandato in salute e, sopratutto, non si era mai entusiasmato per l'iniziativa.

Trascorsi soltanto 10 anni, tutto il compendio costituito dalla Fornace, annessi e connessi, con atto notarile dell'8 luglio 1919 redatto dal notaio Ferrari di Orio Litta, fu venduto dalla Società di Mutuo Soccorso al sig. Edoardo Ferrari, più volte sindaco di Corno Giovine. Alla sua morte, nel 1939, passò, per successione ereditaria, al figlio ing. Franco e infine passò in proprietà a Ilia Rubini (5 novembre 1974), la quale, dopo averla salvata dalla ormai progettata demolizione, poté ancora cuocere in quei forni parecchie sue sculture in terracotta.

Quando altre regole di mercato resero obsoleto il modo di produrre mattoni, la Fornace cessò l'attività (circa negli anni '80); ma, se si volesse ridarle vita, tutto potrebbe funzionare alla perfezione e si potrebbe benissimo ripartire, riprendendo il lavoro da dove lo si era lasciato, in quanto nulla è stato modificato o distrutto.

Attualmente (e finalmente) la Fornace gode della tutela delle Belle Arti... e di quella della sua proprietaria, Ilia, che con amore e dedizione, nonché generosità, ne ha fatto un luogo di pace, di incontro, di arte, di storia e di cultura.

(Testo di Umberto Migliorini)

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